Come affermato alla stampa, appena uscito dalla casa circondariale Santo Spirito di Siena, il carcere senese seppure sia ben lontano da essere un carcere modello, rispetto a molte altre realtà della Toscana è una struttura di detenzione senza dubbio più accettabile, grazie, in particolare, all’ottimo rapporto umano che sembra essersi instaurato tra i detenuti e il personale di guardia. Il senso della visita, lo ricorderete tutti, era la partenza di una nuova campagna di sopralluoghi in numerose carceri della Toscana che Italia dei Valori ha lanciato il Primo Dicembre per far luce, in particolare, sui detenuti affetti da Aids.
Per fortuna, nella struttura senese non vi sono casi accertati di reclusi sieropositivi. Ciò nonostante, le criticità sono molte, sia per quanto riguarda i detenuti sia per il personale di sorveglianza. Come sempre, infatti, se il sovraffollamento è la piaga che maggiormente affligge la popolazione carceraria, di contro la carenza di organico è il principale problema con cui è costretto a fare i conti il personale di polizia penitenziaria.
Secondo i dati forniti dall’Amministrazione del Santo Spirito i detenuti attualmente in custodia sono 85 (di cui 20 già passati in giudicato) a fronte di una capienza prevista di 65 persone. Inferiore, rispetto agli altri istituti toscani, il numero dei detenuti stranieri (40%) e tossicodipendenti (40%). Per quanto riguarda il personale, invece, dei 40 agenti previsti dal Ministero, ve ne sono in forza soltanto 21, oltre 9 del nucleo di traduzione. Ma quando si parla di detenuti e personale preposto alla sua sorveglianza, non si può ragionare di numeri. Secondo l’ultimo rapporto di Antigone,ad esempio, la Casa Circondariale di Siena si distingue per il basso numero di assenteismo del personale e per percentuali molto basse di autolesionismo tra i detenuti. Ma questo può veramente rappresentare una notizia di cui andar fieri o piuttosto dovrebbe rappresentare la base, più ovvia e scontata, della normalità?
Se cominciassimo a ragionare in questa logica allora, il divario tra capienza consentita e persone presenti non dovrebbe essere di 20 unità, ma nemmeno di una. E le carenze strutturali e situazioni emergenziali che abbiamo visto, non dovrebbero appartenere alla sfera dell’ “accettabile”: penso alle docce, che sono soltanto tre, penso alle condizioni fatiscenti delle zone d’aria e alla totale assenza o quasi di spazi formativi e ricreativi, penso agli stanzoni dove sono ammassati fino a otto detenuti in condizioni al limite della tollerabilità fisica e della dignità umana. Rifocalizzare l’ attenzione sull’ uomo dunque, nonostante tutto, deve divenire il nuovo agire per le scelte economico-politiche future. Per questo tornerò a sollecitare il Ministro della Giustizia con un’interrogazione, la prossima settimana alla Camera, per sollecitare lo sblocco dei 55mila euro promessi all’Amministrazione che potrebbero garantire qualche intervento di ammodernamento, seppur insufficiente. Per fare un esempio: se la struttura non avesse ricevuto in dono circa 50 water, infatti, oggi avremmo dovuto raccontare di una situazione igienica insostenibile. Certezza della pena, umanità della pena. Suonerò ripetitivo, ma io ci credo.

