Grazie Lucio…

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Signor Presidente, ho molto apprezzato la sobrietà del suo ricordo. È un momento in cui quello che soprattutto deve unire è la commozione, ma anche il rispetto per una scelta di fine vita importante per Lucio Magri e altrettanto lucida come la scelta di vita che aveva compiuto negli anni Cinquanta. Uso non a caso l’espressione del libro di Giorgio Amendola.
Ho conosciuto e apprezzato Lucio Magri, pur non avendo avuto molti punti di condivisione con il suo pensiero, un pensiero comunque alto e nobile. Lucio Magri non è stato soltanto un intellettuale, ma anche un uomo politico impegnato a tutto campo che ha influenzato e caratterizzato con la sua storia, intrecciata con la storia del Partito comunista italiano, tutto il secondo dopoguerra del secolo scorso.
Non posso dire di aver avuto con lui amicizia o consuetudine, ma ho ben marcati nella memoria alcuni momenti. Ricordo quando io, appena eletto alla Camera dei deputati, lo trovavo nella sala stampa a giocare a scacchi con un veterano del giornalismo parlamentare; ricordo un suo tic simpatico, quello di sostenersi la cinta dei pantaloni mentre parlava; ricordo un dibattito aspro a Carrara vent’anni fa al tempo Pag. 6della svolta di Occhetto che lui aveva contrastato in maniera netta, ma anche molto ferma, chiara, intransigente e onesta.
Era il gruppo che faceva all’epoca riferimento a Pietro Ingrao. Ricordo inoltre il suo passare in maniera fiera qui in Transatlantico soltanto quindici giorni fa. Dico una cosa che può suonare blasfema: in qualche modo la sua allure probabilmente ha finito per oscurare anche la lucidità del suo pensiero; in qualche modo il suo fascino ha oscurato gran parte delle sue parole e delle sue azioni.
Con il suo gesto – penso a Cesare Pavese, penso al supremo gesto di viltà e coraggio – ha voluto non stupire, ma ancora una volta invitare tutti noi a riflettere. Il suo gesto estremo, che non condivido e che non avrei mai immaginato di poter prendere in considerazione, merita tuttavia rispetto e riflessione, non polemiche come quelle che in questa stessa Aula ci furono al momento in cui il maestro Monicelli decise ugualmente una sua propria fine vita.
Pone, semmai, un punto ancora una volta: quello che non è possibile fare nel nostro Paese, in Italia, è possibile farlo pochi chilometri al di là del confine. Il riferimento vale per il fine vita, perché siamo incapaci di darci una legislazione adeguata, vale per la fecondazione assistita e vale per le coppie di fatto.
Voglio chiudere con un solo pensiero per Lucio Magri. Lui, come molti della sua generazione, come molti della mia generazione, era partito per cambiare il mondo. Ha saputo evitare che il mondo cambiasse lui. Grazie Lucio

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