Entriamo in questo week end di gennaio provvisti di un perfetto capo dello Stato e di un eccellente presidente del Consiglio : ma sapendo che già il prossimo fine settimana potrebbe essere tutto diverso. Oggi il vero problema, prima ancora dell’idoneità dei sostituti , è quella di chi li sceglie. Si sa che l’atto più difficile dell’amministrare è mettere le persone giuste al posto giusto; e che, per tradizione e scarsa dedizione alla causa dell’interesse pubblico, numerose generazioni di politici e di partiti hanno disseminato il paese delle persone sbagliate , oggettivamente sbagliate, al posto dove non dovevano essere. Anche oggi, ai livelli massimi, si profilano soluzioni nel segno dell’azzardo .

La più ricorrente vede Draghi al Quirinale : impegnato, però, prima e più che nell’opera di custode della costituzione e dell’unità nazionale, a teleguidare un presidente del Consiglio ineluttabilmente inesperto nei meandri delle complesse decisioni e delle difficili relazioni internazionali. Necessariamente non più super partes : nel nostro sistema il capo dello Stato non può identificarsi con un governo , per ampia che sia la sua maggioranza . Mischiando serio e faceto, il ricordo va ad una fortunata trasmissione televisiva di qualche decennio fa, nella quale un suggeritore brillante imbeccava attraverso un auricolare una spericolata conduttrice . Il pubblico, gli interlocutori di oggi , specie quelli oltre confine , sono assai diversi rispetto a quelli , bendisposti e scanzonati, di allora; e hanno tutt’altra severità , e limitata pazienza. Il problema non sarebbe tanto Mario Draghi nei panni del suggeritore : quanto la sequela di nomi , tutti meritevoli del massimo rispetto nei ruoli fin qui ricoperti, ma del tutto inopinati in quello di capo del governo nel momento più delicato della nostra storia recente. Un autentico azzardo.

In più, la grande esperienza e capacità di economista e amministratore del capo del governo, il migliore possibile, andrebbe a sostituire la profondissima sensibilità istituzionale, costituzionale , politica dell’attuale capo dello Stato. Di quelle che si costruiscono nel tempo, mattone su mattone , non si improvvisano. Come avere Ronaldo e metterlo in porta, nella finale di Champions League.
Altro scenario impone di sostituire uno solo dei due straordinari protagonisti di questa breve stagione , per l’irremovibile decisione del capo dello Stato. Meno rischioso , a patto che nella scelta del successore si usi la prudente sapienza del buon padre di famiglia. Siamo sessanta milioni, noi italiani, e più della metà ha compiuto cinquant’anni. Tra questi , qualcuno che dia garanzie analoghe a quelle che dava Mattarella sette anni fa, ci deve essere senz’altro. Due o tre, non di più: pescati nella vera riserva della Repubblica ,quella formata sui meriti, sulle competenze, sui servigi resi allo Stato, e non sulle convenienze del momento. Che assommino una buona dose di rigore, di esperienza politica, di equidistanza tra le parti della politica, e stima e reputazione dentro e fuori i confini. Ma anche competenza, e aderenza piena, cosciente , incondizionata, ai principi della nostra carta costituzionale: principi via via rarefatti dalla disinvolta gestione dei partiti ; principi in buona parte disapplicati e sostituiti con pratiche estemporanee di utilità contingente. Qualcuno ci deve essere: lo cerchi, la comunità dei capipartito, per una volta senza pensare, ciascuno e tutti, al proprio interesse, quasi sempre opposto a quello dei propri rappresentati.

montesquieu.tn@gmail.com

by Alto Adige

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