«La nostra Provincia fuori dalla Toscana?» si chiedeva nei giorni scorsi il collettivo “Massa Città in Comune” commentando il recente patto fra i sindaci di Firenze, Lucca, Pisa e Livorno per rafforzare i collegamenti ferroviari e metropolitani tra le aree di costa e il capoluogo.
	Con l’aggiunta di accuse verso i sindaci di Carrara e Massa e il nostro rappresentante in Consiglio regionale di esser tutti corresponsabili di un «progetto pensato per consegnare Massa-Carrara alla Liguria»
	È questione annosa - non spetta certo a me difendere l’operato degli amministratori locali - che  merita di essere ripresa e valutata con attenzione fuori da logiche di parte o, peggio, di propaganda.
	Parlo di questione annosa perché da sempre si sviluppa all'interno di una “storica contrapposizione” tra le principali direttrici logistiche tra il mediterraneo e il nord Europa.
	Tra queste, il nostro territorio ha sempre privilegiato il Ti.Bre, ovvero l’asse Tirreno-Brennero (per trasformare il traffico portuale di La Spezia e Carrara in trasporto ferroviario o su gomma. Scelta che è stata, conseguentemente, alla base della trentennale lotta per il raddoppio della ferrovia  Pontremolese non a caso rallentata da chi privilegia altre linee di transito. 
	La Regione Toscana ha giustamente finanziato un grande progetto di sviluppo per l'area di crisi di Livorno (per la nuova Darsena Europa, ministeri e enti locali hanno stanziato oltre 250 milioni di euro, 12,5 milioni all’anno da qui al 2035), ma ora deve rivolgere un doveroso occhio di riguardo anche alla nostra area per la quale sul tema portuale - sempre da considerarsi con un occhio attento alla compatibilità con il turismo e considerando i rischi per l'erosione della spiaggia di Marina di Massa - ha stanziato solo 15 milioni di euro per il progetto del waterfront di Marina di Carrara.
	Le ragioni di una marcata attenzione sull'asse Livorno-Firenze-Bologna sono più che comprensibili: il porto labronico ha grandi potenzialità di sviluppo e Firenze è… Firenze!
	Poi lo sappiamo, i fiorentini sono un tantino portati all’accentramento: autostrade, ferrovia, aeroporto (su questo, ultimamente, pare esserci una riconsiderazione).  Potessero, realizzerebbero un approdo anche sull’Arno.
	Quindi tutti zitti e buoni? No, certamente!
	L’isolamento, geografico, politico e istituzionale del nostro territorio ha avuto e ha un peso e le due amministrazioni di Carrara e Massa (venuto meno il ruolo propulsore della Provincia) su questi temi avrebbero già dovuto prendere di petto la situazione e organizzare una qualche azione di interlocuzione.
	Anche perché i fondi europei del PNRR non riguardano soltanto la movimentazione delle merci, ma anche e soprattutto la mobilità sostenibile. Il che significa investire su trasporti ferroviari e tranviario e mobilità lenta, ovvero ciclabile.
	È su questi aspetti (mettere a disposizione di cittadini e turisti collegamenti più facili e meno inquinanti) che si gioca il futuro del sistema di trasporto pubblico integrato, con un sempre più diffuso utilizzo della bicicletta.
	Tuttavia, niente è perduto, certo ci vuole una rinnovata volontà politica, coniugata a capacità tecniche e relazioni istituzionale adeguate.

Di Fabio Evangelisti

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