di Riccardo Jannello

MASSA

Tutto esaurito per le quattro presentazioni a Palazzo Ducale, sabato e domenica, del nuovo libro di Fabio Evangelisti, “La bambina di Villa Massoni”, edito come i precedenti da Tarka. Un libro che scava nella valigia dei ricordi di una lunga stagione che ha riunito la città in un luogo che meriterebbe di tornare ai fasti di una volta – appunto Villa Massoni -, dove per anni si è tenuta la festa dell’Unità alla quale accorrevano decine di migliaia di persone e non solo ferventi comunisti. Ricordi che sono legati a una storia romanzata attorno alla magia dell’edificio seicentesco vista attraverso gli occhi di una ragazza che viene dalla Francia per capire se ciò che aveva attratto la madre e i nonni era davvero così seducente. “La bambina di Villa Massoni” è Aurelie che molti ricordano con la madre Françoise e il padre Gert, artista svedese che dimorava qui; Genevieve, la figlia, è un personaggio di fantasia, ma i suoi occhi esplorano il parco ormai conchiuso dai catenacci come lo hanno fatto “bambine” vere che in quel luogo sono cresciute alla corte di padri e madri che nelle lunghe settimane di preparazione e poi realizzazione della festa vivevano la Villa. Fabio – che di quella stagione è stato protagonista come dirigente del Pci – riesce a mescolare il personaggio virtuale con quelli reali, facendo della francesina una mistura delle nostre concittadine, molte adolescenti all’epoca, ampiamente citate nel libro anche con dichiarazioni in prima persona.

“L’idea di raccontare Villa Massoni – ci dice Evangelisti – mi è venuta quando ho visto su Facebook un gruppo creato da Nino Mignani e Franco Peselli che raccoglie immagini e diciture su quella che ne è stata la storia più esaltante fino a quella tragica dell’omicidio di Piero Casonato ad opera del fratello Marco, gli ultimi eredi della magione. Ma ho deciso di fare una cosa diversa da quella che ci eravamo accennati: non un libro fotografico, anche se le immagini di Peselli ci sono, ma un racconto di quello che la Villa è stata visto con gli occhi di una bambina, appunto Aurelie, figlia di Françoise e Gert, idealmente rappresentata in questo romanzo da Barbara Lippi. E la ricerca della figlia inventata di Aurelie, ventenne, di riscoprire quei luoghi e di capire perché avevano attratto la sua famiglia”.

Genevieve fa il suo viaggio da Porquerolles a Massa e scopre piano piano la città, il suo centro, la biblioteca, la Rocca e questo Parco e la Villa nascosti ormai dagli alberi e dall’incuria. Ma da una curva sulla strada che si inerpica al Castello, la ragazza riesce lo stesso a carpire parte di questa magia che la porta a scavalcare il muro di cinta e immergersi almeno per una volta in quell’ormai ex giardino delle delizie. Fabio si fa protagonista per dare ancora più pathos al racconto e presenta a Genevieve chi le può disegnare le stagioni della Villa, nomi che ci accompagnano da decenni: da Marino Lippi a Mario Ricci, da Dino Oliviero Bigini a Mauro Mergoni, da Graziella Borrini a Ivana Bertonelli e Mauro Balloni, da Vito Tongiani a Vladimiro Frulletti, da Martina Vignali a mille altri: ognuno di loro aggiunge un tassello di storia e sensazioni. Alla fine Genevieve lascerà Massa con Niccolò: ha ritrovato quelle emozioni vissute dalla madre bambina e in più, forse, l’amore.

Romanzo di formazione, ma Fabio già coi “Ragazzi dello Stradone” ci aveva fatto capire quanto per lui le radici e i fatti – da vecchio giornalista e non solo ex parlamentare – sono importanti per capire questi nostri giorni frenetici che troppo spesso ci fanno dimenticare quei brividi estivi che in tanti di noi hanno vissuto nei migliori, e più spregiudicati, anni della nostra vita.

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