“Benvenuto giorno dai raggi d’argento, benvenuto sui vetri appannati, tra le macchine in fila nervose, in mezzo ai problemi irrisolti, sui pensieri ed il delirio di una vita accidentata.

Entra, illumina, squarcia, anima le cose, rinsalda le aspirazioni, riscalda ed appiana, penetra nei nascondigli e nei recessi più isolati. Dalla finestra di camera, si staglia rigoroso il solito panorama che affonda il campanile di San Domenico davanti alle colline di Turano; stamani non mi va di dirti niente, è ancora scuro il cuore, il freddo bussa alle imposte, qualche rumore si muove, ovattato da una fitta coltre di calma.

Ci si avvicina al Natale, il mandarino e l’arancio profumano, ricchi: l’orto, gli alberi tutti si stringono, il cielo campeggia sporco e offuscato a parte qualche sporadica chiazza chiara.

Parla per me il lento formarsi delle nuvole, l’innesto opaco di luce, il fiorire di novità, lo scoppio di vita, piego in quattro la mia anima, sogno in piedi e mi alzo sospirando.

Immagino di essere molto in alto, di scorgere la piana in fondo al quadro, riparata dalle montagne e quasi annegata nel mare, Massa è una terra strappata al cielo e alle onde, tutte le volte che la osservo non posso evitare il pensiero di essere fortunato ad averla vicina.

Con il favore di questo Autunno che sa un po’ di Inverno ne vedo fiorire gli aspetti più rilevanti, mi piace la sua quiete divertita quando l’arcobaleno, come ieri, fissa in alto l’iride ancora bagnato di pioggia. Sento dentro la tenerezza dei suoi antichi valori, la fragranza del frumento che si sposa ai ciuffi scuri del mais anche se ora i campi sono gelati e ospitano i sapori forti delle verdure di stagione, come i cavoli o le verze.

Mi fai venire in mente quella volta che ti ho portato su a Pariana a mangiare la focaccia o quando ancora facevano la pizza a Canevara, te ne stavi raccolta da una parte e nella tua semplicità mi lasciavi stupito, un po’ come quando scendendo da Pian della Fioba, zigzagando tra i tornanti, vidi distintamente le navi e le isole galleggiare nel blu.

Adesso mi sento più leggero, sfoglio distrattamente l’album dei ricordi e scelgo per te e per tutti, un giorno di pioggia intensa. Quando riparammo nel cortile del vecchio episcopio in via Alberica e rividi in quel battere d’acqua perentorio, le stesse sensazioni che da bambino descrissi in un pensierino, lo scroscio incessante come un reggimento di soldati fedeli a Dio .

Riparo spiritualmente ai piedi della Madonna del Monte e in quella posa solenne, forse anche un pizzico austera, mi sento accarezzare la fronte e riascolto di nuovo brontolare il canale delle Grondini, che bolle cadendo dalla Rocca e se ne va, rapido, serpeggiando oltre il cimitero di Turano, fin verso i Ronchi.”

(di Sergio Alessi )

foto Luninita Szocs

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