Ancora, Quirinale e dintorni.
Per ingannare l’ attesa di un accordo sul nome, partiti responsabili potrebbero verificare che ci sia sintonia almeno sull’oggetto del mandato presidenziale , la difesa della Costituzione. Il cuore del mandato è lì. Convivono spesso, nelle democrazie, una Costituzione formale , scritta, e una materiale, praticata quotidianamente. Da noi, siamo riusciti a renderle incompatibili e incomunicabili l’una con l’altra .

Senza enfasi o esagerazione, possiamo definire qua e là incostituzionale la Costituzione materiale. Un ossimoro. Il nostro è il più classico dei sistemi parlamentari. Pur nel rispetto dell’assenza di gerarchia tra gli organi costituzionali , tra i poteri dello Stato, nei testi di fine secolo ricorre il concetto di “centralità del parlamento”. Tanto che, tra il 1948 e i primi anni novanta, uno dei due pilastri politici dell’epoca , il pci, veniva compensato della esclusione convenzionale dal governo del paese, per via della “guerra fredda”, attraverso la piena corresponsabilità nella definizione legislativa dei programmi di governo . Una sorta di governo parlamentare. Poi, dall’inizio degli anni ’90, una serie di eventi ravvicinati- la caduta dei regimi comunisti, da noi l’assalto della magistratura alla corruzione politica, e la raccolta degli elettori dei partiti autodissolti nel primo partito personale, Forza Italia -, sconvolgono il nostro quadro politico e costituzionale. Lasciando quest’ultimo , dopo il fallimento di alcuni tentativi di revisione, intatto nella forma, e via via deformandolo nella pratica, a tutto vantaggio del governo.


L’obiettivo di sostituire gradualmente alla centralità delle camere quella dei governi inizia con l’indicazione nelle liste elettorali dei candidati alla guida del governo, a incrinare il ruolo del capo dello Stato, regista costituzionale delle crisi. Un primo avvertimento, sottovalutato dagli inquilini del Quirinale. Ma l’obiettivo vero era la sottrazione al parlamento della funzione legislativa. Obiettivo conquistato. Oggi le camere conservano formalmente intatto il loro dominio nel procedimento legislativo, tra commissioni e assemblee, come dispone l’art. 72 Cost. Nei fatti, arbitro assoluto del procedimento legislativo è il governo , che può impadronirsene avocando a sè la confezione esclusiva di un testo destinato a divenire legge. In qualsiasi stadio del percorso. Nel museo degli orrori della Repubblica e dei vandalismi costituzionali, il “maxiemendamento”- concentrazione in un solo immenso emendamento di un intero testo di legge, reso praticamente incomprensibile-, darà imperitura memoria di sé. Dell’intero procedimento , oggi alle camere può essere lasciato un mero voto di fiducia sul testo , con l’umiliazione di impedire perfino un voto di merito. Spazzate via le prerogative costituzionali di camere, deputati e senatori.


Ancora: una serie di sciagurate leggi elettorali ( attenzione alla prossima) , tarate sugli interessi dei partiti, ha cancellato le tracce del plebiscito degli elettori sui referendum di Mario Segni. Obiettivo, non tanto il sistema- maggioritario o proporzionale-, quanto la recisione chirurgica del rapporto tra elettore ed eletto. Il deputato di collegio, figura scomparsa. Deputati e senatori non rappresentano più il popolo sovrano, ma un manipolo di capi di partiti deformati in eserciti personali. Con buona pace dell’art. 49, che ancora campeggia nella Costituzione.


L’ elenco degli strappi inferti negli ultimi trent’anni alla Costituzione, che rimane integra ed intatta, è appena agli inizi. L’attacco al mandato del capo dello Stato , la protezione del nostro sistema costituzionale , è evidente : lo svela il disinteresse dei partiti a centrare , nel profilo dei candidati, l’attitudine a quel ruolo . La fortuna di ritrovare una Costituzione stropicciata ma intatta, ne rende possibile oggi il ripristino effettivo, senza complicati interventi di riforma o velleitarie nuove assemblee costituenti. Gli uni e le altre renderebbero tragicomico il confronto tra due epoche della nostra politica . Basterebbero, basteranno semplici atti di volontà comune: qualche intervento sui regolamenti parlamentari , e soprattutto la rimozione dagli archivi delle camere di precedenti e prassi impropriamente e improvvidamente avallati da generazioni di presidenti delle stesse.


montesquieu.tn@gmail.com

By La Stampa

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