Il professor Mauro Mergoni, un caro e (non troppo) vecchio amico nei giorni scorsi ha pubblicato una testimonianza che oggi desidero condividere con tutti i miei amici di Fb e, soprattutto, con quanti hanno letto o hanno intenzione di leggere “La bambina di Villa Massoni”.

Si tratta del racconto che Françoise Ribeyrolles, moglie di Gert Marcus e madre di Aurelia Marcus, ha scritto di suo pugno ripercorrendo la sua storia d’amore con il celebre scultore svedese con cui condivise la vita e pure tante stagioni estive nel parco della villa della famiglia Casonato.

Mauro, che ha avuto una parte determinante nel permettermi di scrivere dell’immaginario incontro fra Geneviève e Niccolò, ha pubblicato i ricordi di Françoise nel gruppo Facebook “Il treno racconta”.

Buona lettura:
«Molte persone mi hanno chiesto: ”Come vi siete conosciuti tu e Gert?”. Visto che sarebbe un po’ lungo da raccontare, rispondo brevemente con un sorriso: ”In treno”. Ma, per chi vuole saperne di più, ho scritto qualche riga sull’ incontro di due persone che, sul ritmo dododong-dododong del treno, portano lo sguardo verso quel che ci circonda e poi sul mondo interiore di ciascuno di loro.
Dopo avere studiato 2 anni e mezzo all’École des Arts Décoratifs a Grenoble, indirizzo scultura, ho dovuto interrompere gli studi per lavorare. Prima fu come disegnatrice per tessili a Lyon; poi trovai a Parigi un lavoro molto interessante presso un editore d’arte, Joseph Forêt, che aveva una galleria sui Champs–Elysées che si chiamava L’apocalypse. La copertina in bronzo era realizzata dal famoso Salvador Dalì. Piano piano ho avuto contatti con riviste d’arte moderna e, nel Maggio 1973, per le mie vacanze decisi di andare a vedere cosa succedeva in Svezia nel mondo dell’ arte contemporanea e scrivere un articolo per la rivista L’Art Vivant che all’epoca stava per cambiare nome in Artitudes.
Partita a inizio maggio, di sera, da Parigi in treno wagon-lit, mi svegliai la mattina in Germania. Per stirarmi le gambe e vedere meglio il paesaggio fuori attraverso i grandi finestrini, uscii in corridoio. Faceva un bel sole e questo dododong-dodong portava quasi alla meditazione sulla meraviglia della natura. Attraversavamo campi, foreste o, in fretta, qualche piccolo borgo.
Da un altro scompartimento venne nel corridoio un uomo che si appoggiò anche lui alla barra sotto il finestrino. Era un bell’uomo abbronzato e con la barba. Dopo un po’ disse qualche cosa in inglese sulla primavera, i fiori che vedevamo nei boschi, poi mi chiese da dove venivo e dove ero diretta. Saputo che ero francese e che andavo in Svezia, si mise a parlare in francese dicendo che era svedese ma che veniva da Massa-Carrara, dove aveva lavorato alle sue sculture, e stava tornando a Stoccolma, dove abitava. Risposi che stavo andando in Svezia proprio per vedere quel che succede nel mondo dell’arte di oggi e gli chiesi se avrei potuto fare visita al suo studio. “Naturalmente! Je m’appelle Gert Marcus et voilà mon adresse et N° de téléphone”. E cosi continuò la nostra conversazione sull’arte. Poi mi parlò delle cave dí marmo che mi consigliò vivamente di andare a vedere.
Tra la Danimarca e la Svezia il treno era trasportato su una nave. Gert Marcus mi invitò a prendere un caffé con qualche pasticcino. Mi chiese se avevo dell’alcool nei bagagli. Visto che non ne avevo, mi chiese se potevo prendere una delle sue bottiglie al passaggio della dogana, perché in Svezia l’importazione di alcool è molto limitata e lui ne aveva un po’ troppo. Cosi presi la sua bottiglia – credo fosse di grappa – che gli restituii dopo. Poi lui continuó il suo viaggio verso Stoccolma e io verso la mia prima tappa prevista a Göteborg.
Alcuni giorni dopo ero a Stoccolma e mi recai naturalmente a Götgatan 66 dove Marcus aveva il suo laboratorio in una vecchia fabbrica e dove abitava molto primitivamente in mezzo alle sculture. Lo studio era caotico ma la conversazione sulla sua posizione artistica molto interessante. Lavorava con forme astratte, un’arte chiamata arte concreta. Era analitico ma, come diceva lui: ”Penso prima ma dopo è l’occhio che decide”.
Tornata a Parigi mandai a Artitudes un articolo sulle esposizioni che avevo notato interessanti, ma nessun lungo articolo sugli artitisti incontrati. Ne volevo sapere di piu e non scrivere per scrivere.
Gert Marcus partecipava ogni anno a Parigi a mostre come Salon des Realités Nouvelles e Salon de la Jeune Sculpture. Girava molto in treno tra Stocccolma, Massa e Parigi. Fu dunque l’occasione di riverderci diverse volte nel 1973 e nel 1974.
Nella primavera ’74 lo presentai alla Galerie Charley Chevalier che a quell’epoca s’interessava particolarmente all’arte astratta. Dal momento del primo incontro era nata tra Gert e me un’attrazione reciproca e poi avevamo interessi comuni che piano piano portarono a un affetto mutuo. Io avevo 30 anni e Gert 60, ma aveva un bel corpo di un uomo sano di 40 anni. Gert mi propose di venire in settembre a Massa per lavarorare il marmo; cosa che feci, e fu un momento bellissimo.
L’anno nuovo l’abbiamo festeggiato nella Galleria Charley Chevalier assieme i suoi amici artisti. E poi… una bella sorpresa: Charley invitó Gert a esporrere nella galleria il 3 Giugno 1975.
Nel frattempo io avevo scritto un articolo sul lavoro di Gert e i suoi concetti e l’avevo mandato alla rivista Artitudes, senza però sapere se sarebbe stato accettato per la pubblicazione.
Nel febbraio 1975 decidemmo, Gert e io, di sposarci il 3 Giugno, il giorno della vernice! e cosi fu.
Per il grande giorno era venuto Mirko Pucciarelli da Massa con l’amico Roberto De Nozza. Dopo l’atto civile del matrimonio alla “Mairie du 3ᵉ Arrondissement” era previsto un pranzo in un ristorante semplice nel parco di Vincennes. Avevo previsto di andarci con la mia piccola Renault 4L con solo 2 sedili. Marcus – che non aveva la patente – si sedette alla mia destra e dietro, seduti sul pianale, lo svedese e amico di Gert, Hans Matell, e poi Mirko Pucciarelli e Roberto de Nozza. Come si può capire, non era un matrimonio convenzionale!
Alle 17 eravamo nella galleria Charley-Chevalier per la vernice. Qualche giorno dopo usciva il mio articolo nella rivista Artitudes!
Gert e io avevamo gli stessi interessi e abbiamo avuto una vita ricca nelle nostre rispettive creazioni… e poi la creazione in comune di una bambina, Aurelia, nata il 20 novembre 1977.
Ci sono stati 23 anni di viaggi in macchina tra la Svezia, la Francia e l’Italia e molte sculture create a Massa, dove abbiamo incontrato tante meravigliose persone, che Gert lo chiamavano ”Marcus”. E poi abitavamo, soprattutto l’estate, nel bellissimo parco della Villa Massoni che una volta era appartenuta al conte svedese Adolfo Federico Munck (1749-1831) della corte di re Gustavo III.
Ricordo il ritmo delle ruote del treno: tatatata,tatatata, tatatata. Mi fa un po’ pensare all’ inizio della sinfonia N°5 di Beethoven o meglio a una ninnananna come nella musica IN C di Terry Riley.
Françoise Ribeyrolles-Marcus. Stoccolma Febbraio 2022»

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