di Fabio Evangelisti

Non riesco a trovarle, le parole.
Da quando mi son svegliato, oggi è il 24 febbraio, nemmeno riesco a staccarmi dal televisore.
Guardo, ma non vedo.
Ascolto, ma non mi arriva che il vuoto rumore delle parole.
Tutti che parlano, parlano, ma nessuno che sappia quale sia realmente la situazione in Ucraina, nessuno che sia in grado di fornire una qualsiasi notizia (ho appena sentito parlare di 50 russi morti, ma è impossibile verificarne la fondatezza di certi numeri, anche se è impossibile immaginare una guerra senza morti e feriti).

L’unica cosa certa è che c’è stata l’invasione dei mezzi militari russi all’interno dei confini di uno Stato sovrano. Se Putin poteva anche avere delle ragioni nel manifestare insofferenza verso un vicino di casa che voleva entrare nella Ue (e, potenzialmente, nella Nato), adesso s’è assunto per intero – davanti al mondo e ala Storia – la responsabilità di una nuova guerra alle porte dell’Europa.

La notizia mi è arrivata con il primo Tg: «Stanotte la Russia ha avviato l’attacco militare all’Ucraina. In un discorso alla nazione, Vladimir Putin ha detto che l’operazione militare è iniziata per difendere dalla “aggressione” di Kiev le autoproclamate repubbliche secessioniste di Donestk e Lugansk, riconosciute solo dalla Russia e da un manipolo di suoi alleati. Il presidente russo ha aggiunto che l’obiettivo è la “demilitarizzazione e denazificazione” dell’Ucraina, non l’occupazione del paese».

Non ho proprio capito quel ‘denazificare’, se non come pura espressione propagandistica, dato che i simboli nazisti sono propri di quel manipolo di nazionalisti che non difende certo la democrazia ucraina.

Una guerra che, a differenza di tante altre che si stanno combattendo in varie parti del mondo (perché, diciamocelo, il mondo non è mai stato neanche per un solo giorno pacificato), bussa direttamente alla nostra porta di casa.

Per fare un improbabile paragone, nemmeno quando s’è dissolta la ex Jugoslavia, nemmeno quando abbiamo saputo dei massacri a Sarajevo (una città molto più vicina a noi che non Kiev) abbiamo avuto la stessa terrificante sensazione di essere coinvolti, ad un passo dal baratro.

Perché? Perché il confronto non è fra Ucraina e Russia, ma fra Usa e Russia e l’Europa ci sta in mezzo balbettando e subendo la guerra della disinformazione messa in campo da una parte e dall’altra. Per cui diviene quasi impossibile rispondere anche all’altra domanda: quando è cominciata? Com’è potuto accadere?

Qualcuno ha ricordato come già nell’estate scorsa il presidente russo avesse voluto ricordare come russi e ucraini fossero lo stesso popolo, condividessero storia e cultura, parlassero la stessa lingua. Sottolineando, in uno scritto del 12 luglio 2021, come russi, bielorussi e ucraini discendessero tutti dagli antichi Rus e come la parola “Ucraina” significasse “periferia”.

Insomma, per tali osservatori, Putin – ormai vicino alla soglia dei 70 anni – vorrebbe portare a termine il suo sogno imperialista.

Altri, invece, avevano pre-visto una trappola per il leader moscovita, ‘spronato’ verso l’annessione di Kiev, dove potrebbe instaurare un governo pro-russo, e tornare a mettere le mani sulle immense ricchezze di materie prime di quel Paese.

A rischio, però, di scatenare una guerra civile all’interno dell’Ucraina, dove Putin non potrebbe adottare gli stessi metodi impiegati in Cecenia.

Si avrebbe così un effetto di disgregazione paragonabile a quello che si ebbe all’epoca la Primavera di Praga e scaverebbe un solco profondo non soltanto tra Ucraina e Russia, ma anche tra i tanti russi democratici e quelli legati all’idea post-sovietica, nelle relazioni fra Russia e Stati Uniti e, soprattutto, tra Russia e Unione Europea.

Per Biden forse sarebbe forse l’opzione migliore, in vista delle elezioni di midterm. Ad avviso degli americani, l’invasione dell’Ucraina potrebbe rappresentare l’inizio della fine di Putin.

Ma a quale prezzo? Altissimo in termini di vite umane, nell’immediato. Poi, anche in termini di contraccolpi economici per l’Italia e gli altri partner europei. Basti pensare a quanto sta accadendo nel mercato energetico. L’Europa è la principale destinazione del gas russo e Mosca ha tutto l’interesse a mantenere questo rapporto di dipendenza.

Certamente, sul Cremlino ha pesato (nonostante la precipitosa ritirata dall’Afghanistan) la preoccupazione di avere possibili basi militari della Nato. Su questo, ritengo, le cancellerie dei Paesi occidentali avrebbero forse dovuto essere un tantino più preoccupate ed attente.

Il fatto che alla Casa Bianca ci sia Biden anziché Trump, non ha fatto fare passi in avanti sulla strada della distensione e del dialogo fra Est e Ovest.

Senza dimenticare, infine, che l’attacco all’Ucraina potrebbe invogliare la Cina a fare altrettanto con Taiwan.

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