Le dittature possono ringraziare le debolezze delle democrazie.

Se esistesse, nella macabra fantasia di qualcuno, un riconoscimento per la migliore riproduzione dei crimini del secolo scorso, con la decisione di prendersi a freddo un paese con il culto, spesso umiliato dalla storia, della propria sovranità, quale è l’ Ucraina, Wladimir Putin se lo sarebbe probabilmente accaparrato.

Difficile addirittura fare una graduatoria dell’orrore tra questa operazione e quella che quasi un secolo fa colpì l’inerme Cecoslovacchia, come rilevato.

Non si può infatti pensare che il dittatore cinese Xi Jinping potrà esibire con successo la quasi scontata presa di Taiwan, per far prevalere la propria candidatura. Anche unita al campionario di violenze  in uso da lungo tempo nei confronti dei cittadini di Hong Kong, rimane la cinica attenuante che si tratti, alla fin fine, di affari di famiglia, dei quali è meglio non impicciarsi troppo.

Nemmeno la spiccata attitudine al ruolo di alcuni outsider, come il brasiliano Bolsonaro o altri aspiranti amatori del genere, può minacciare un professionista di lunghissimo corso, il dittatore russo, che si fa fatica a non chiamare sovietico.

Ma allora, e’ così ricco di pretendenti al ruolo più sinistro questo inizio di secolo millennio?

Dove lo troviamo un rivale del livello di Putin di questi giorni?

Non si può negare che questo inizio di millennio veda il fiorire di nuove dittature, magari amabilmente definite in un primo tempo “democrature”, e per contraccolpo svariate democrazie quasi in ritirata, o minacciate al loro interno da tarli nuovi e insidiosi, quali ad esempio le tante pulsioni del populismo, e la facilità con cui fanno adepti.

Persino là dove le democrazie sono per tradizione le più salde; persino negli stati Uniti d’America, dove le crepe all’impianto istituzionale fanno davvero impressione.

Persino nel Regno Unito, dove per la pressione di un bizzarro primo ministro la Regina ha sbarrato per qualche settimana le porte del parlamento.

Ecco: non bisogna dimenticare che le dittature si moltiplicano nella debolezza, spesso pusillanime, delle democrazie.

Ora, nella cupa attesa dell’affacciarsi di nuovi protagonisti della prevaricazione, sembra che velivoli con l’insegna della mezzaluna turca abbiano ripreso a sorvolare come sinistri avvoltoi sulle isole dell’Egeo vicine alla costa turca.

Una tentazione, quella dell’egemonia su alcune di queste, non nuova per la Turchia, e quindi non addebitabile alla attuale gestione di quel paese, ma resa più aggressiva da questa. Nel cuore dell’Unione europea, è possibile ipotizzare un simile sfregio?

In effetti, sembra impossibile, una simile disfatta, a quel punto definitiva, delle democrazie. Ma siamo certi che per la piccola Grecia, che ha un numero esagerato di isole, i grandi paesi europei se la sentano di irritare e scontrarsi con la Turchia di Erdogan?

Alcuni recenti precedenti non inducono all’ottimismo.

montesquieu.tn@gmail.com
by La Stampa

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